15 settembre 2016. Tre anni fa e…  qualche mese. Tutt’ora ci domandiamo cosa abbiate pensato quando ci avete visto per la prima volta. Spero abbiate immediatamente cercato di interpretare le nostre espressioni  un po’ terrorizzate. Delle facce di bambini che devono ancora crescere. Delle face di bambini che per attraversare la strada guardando prima a destra e poi a sinistra. E poi   quei banchi tutti un po’ troppo… grandi. Adesso invece  ci sembravano minuscoli. Cerchiamo di cambiare posizione, spostandoci un po’ a destra, un po’ a sinistra, ma proprio non ci si sta più. Sapete, ne sono successe  tante all’interno di classe nostra. Non sapremo neanche da dove cominciare. E non crediamo sia il momento adatto per proprio tutto.  Siamo qui per sorridere, per esserci un’ultima volta. Il nostro ultimo 24 maggio da studenti ufficiali della Maria Ausiliatrice.  il nostro ultimo 24 maggio a fare balletti ridicoli in cortile, a fare tornei di briscola e di biliardino e a sentirci per un ultimo istante ancora adatti  a quel banco in cui… non entriamo. Eppure anche adesso, quando la consapevolezza della fine si fa sempre più vicina c’è questa atmosfera surreale. Forse dopo tutto non finirà qua. Fra qualche settimana saremo sempre su quelle scale di lunedì mattina con una voglia disperata di essere a letto. Saremo là in classe a disfare lo zaino, a metterci a posto e di tanto in tanto in tanto a tirare qualche occhiata speranzosa verso l’ orologio. Perché durane la nostra vita ci sono due parti: quella in cui vogliamo tornare bambini. E per ora siamo noi, purtroppo o per fortuna, a correre dietro al tempo e non il tempo  a correre dietro a noi. Tuttavia, per qualche strano mistero, sentiamo comunque che qualcosa ci sta venendo strappo via. Siamo qui immobili a farci cadere addosso la fine. Adesso è venuto il momento strappalacrime, per cui,  prof Bochicchio si prepari i fazzoletti. Se siamo qui il merito è vostro. Perché ci avete sostenuto. Sempre. Anche se attraverso una dura verità o una montagna di compiti Sappiamo crescere.Anche  quando siamo lì a fissare una luce rossa dal registro o a sentirci dire che ciò che facciamo è sbagliato, quando siamo lì a trattenere le lacrime lo sappiamo, in fondo. Sappiamo che lo fate perché ci tenete. Voi. A ognuno di voi. A ogni singola ora passata con voi. A ogni argomento trattato. A ogni verifica fatta. A ogni parola  scambiata. Grazie prof, grazie a tutti voi. Dal cuore.
Giovanni